Si organizza in una mozione unitaria il fronte di comitati, associazioni e movimenti sardi che contestano le politiche nazionali sulla transizione energetica.
L’iniziativa, intitolata “La Sardegna decide”, chiede alla Regione autonoma l’apertura di un confronto politico e istituzionale per definire strategie condivise in materia energetica ed ecologica, fino alla possibilità di una mobilitazione nazionale a Roma.
Alla piattaforma hanno già aderito venti sigle tra realtà territoriali, associazioni civiche e forze politiche eterogenee.
La raccolta delle adesioni resta aperta attraverso un modulo pubblico online, mentre il testo integrale della mozione è stato diffuso dai promotori.
“Non è una battaglia contro la transizione energetica – spiegano – ma contro un modello centralista e industriale che non risponde ai bisogni delle comunità e rischia di compromettere i territori, in particolare quelli agricoli”.
Sei gli impegni indicati alla Regione.
Tra questi, l’impugnazione davanti alla Corte costituzionale della legge di conversione del decreto nazionale sull’energia, ritenuta lesiva delle competenze regionali; la definizione della norma di attuazione dello Statuto sardo in materia energetica nel rispetto della direttiva europea Red III; l’avvio di un confronto politico e giuridico anche in sede Ue.
La mozione chiede inoltre la redazione di un Piano energetico e ambientale aggiornato sul fabbisogno reale dell’isola, l’istituzione di un’Agenzia energetica regionale pubblica per promuovere comunità energetiche e autoconsumo e il completamento del Piano paesaggistico nelle aree interne.
I promotori sollecitano Giunta e Consiglio regionale ad aprire un confronto pubblico con i territori e chiedono di essere auditi dalla Commissione speciale sull’Energia di prossima costituzione, anche in relazione al disegno di legge Pratobello sostenuto da una raccolta di circa 211mila firme.





















