È scoppiata una forte polemica nel mondo scientifico europeo dopo il licenziamento del dottor Daniele Mandrioli, direttore del Centro di Ricerca sul Cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini di Bologna. La decisione — annunciata nei primi giorni di febbraio 2026 — arriva in un momento delicato per la ricerca sulla sicurezza del glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo. 
Mandrioli, coordinatore del Global Glyphosate Study, è stato sollevato dall’incarico dalla cooperativa che gestisce l’istituto, la Cooperativa Sociale Onlus Istituto Ramazzini, che ha parlato di una presunta “riorganizzazione aziendale” senza specificare motivazioni scientifiche o professionali. 
Uno studio che ha fatto discutere l’Europa
Negli ultimi anni, l’Istituto Ramazzini ha condotto uno dei più ampi studi indipendenti mai realizzati sul glifosato. Nel giugno 2025, il team coordinato da Mandrioli ha pubblicato risultati scientifici peer-reviewed, mostrando che l’esposizione cronica a glifosato e ai suoi erbicidi può aumentare l’incidenza di tumori nei ratti, anche a livelli di esposizione simili a quelli considerati “sicuri” dalle normative europee. 
Questi dati sono stati trasmessi alle principali autorità regolatorie europee, l’EFSA e l’ECHA, che hanno iniziato una rivalutazione della classificazione di rischio del glifosato — un processo che potrebbe avere conseguenze normative rilevanti in tutta l’Unione Europea. 
Reazioni nel mondo scientifico
La rimozione di Mandrioli ha suscitato indignazione tra scienziati internazionali e osservatori della comunità scientifica. In una lettera pubblica, il professor Philip Landrigan del Boston College — presidente del Comitato Scientifico Internazionale dell’Istituto Ramazzini — ha definito Mandrioli uno “scienziato eccellente” e ha criticato la mancanza di trasparenza sulla decisione di licenziamento, suggerendo che pressioni esterne possano aver influito sulla scelta. 
Anche l’epidemiologo Francesco Forastiere, membro dell’International Advisory Board dell’istituto, ha espresso preoccupazione per la rapidità e la mancanza di spiegazioni della decisione, sottolineando come il centro di ricerca sia rimasto senza direttore proprio mentre era impegnato in progetti scientifici di rilievo. 
Un’ombra sulle lobby dei pesticidi?
Il licenziamento è stato letto da molti come un segnale della crescente tensione tra ricerca indipendente e interessi delle grandi industrie chimiche e agrochimiche. Alcuni commentatori e osservatori hanno evidenziato che lo studio del Ramazzini potrebbe influenzare decisioni chiave sulle autorizzazioni future del glifosato — sostanza il cui uso era stato rinnovato dall’UE fino al 2033, nonostante critiche scientifiche e sociali. 
Critici del licenziamento invitano ora trasparenza sui motivi reali della decisione e chiedono la reintegrazione di Mandrioli per tutelare l’indipendenza e la credibilità della ricerca italiana in ambito scientifico internazionale.
Nel frattempo
Il dibattito sul glifosato non è confinato all’Italia: anche negli Stati Uniti e in altre giurisdizioni il tema è al centro di valutazioni legislative, giudiziarie e scientifiche sul futuro dei pesticidi più utilizzati al mondo.


























