Teva è una multinazionale farmaceutica che trae profitto dall’occupazione israeliana, sostiene l’esercito e opera nelle colonie occupate illegalmente. Non è una posizione politica: è una violazione del diritto internazionale, riconosciuta anche dalle Nazioni Unite.
Chiediamo di interrompere i rapporti commerciali con Teva e di sospendere la distribuzione dei suoi prodotti. Il nostro boicottaggio non è contro un paese o un popolo, ma contro chi fa soldi sui crimini.
I soldi pubblici non devono finanziare l’occupazione.
Stiamo costruendo una rete di volontarie, volontari e referenti locali per:
- inviare una lettera ai sindaci
- raccogliere firme (online e cartacee)
- consegnare la petizione nei Comuni
Mettiamo a disposizione un kit operativo con materiali e indicazioni pratiche.
Comuni come Sesto Fiorentino, Poggibonsi, Calenzano, Rosignano, Campi Bisenzio, Barberino Tavarnelle, Corinaldo, Rovereto, Jesi, Castelnuovo Rangone, Scicli e Carrara hanno già detto no a Teva o promosso percorsi pubblici di informazione.
La pressione dal basso funziona. Funziona davvero.
Ogni Comune coinvolto è un precedente. Ogni firma raccolta è un messaggio politico. Ogni azione coordinata rende più difficile per Teva continuare a occupare spazi nei bandi e negli acquisti pubblici.
Se pensi che indignarsi non basti più.
Se pensi che i diritti non siano negoziabili.
Se pensi che anche dal tuo Comune si possa fare la differenza”, affermano gli attivisti del Bds.

























