“Di questa vicenda ci occupiamo da giugno”, esordisce la presidente nell’intervista concessa a Il Fatto Quotidiano.
“A settembre incontrai il ministro della Giustizia Carlo Nordio, e lui mi assicurò che non sarebbero state prese decisioni unilaterali da parte del governo. Poi però c’è stato solo silenzio. Ho cercato più volte altre interlocuzioni con Nordio, e ho anche scritto una lettera a Giorgia Meloni, inutilmente”.
Poi spiega cosa sta già accadendo: “Nel frattempo stanno per trasferire oltre 90 detenuti al 41-bis nel carcere di Uta, a Cagliari, e poi il 18 dicembre c’è stata la conferenza Stato-Regione, in cui il sottosegretario Andrea Delmastro ha confermato che vogliono riservare tre carceri sarde a quella tipologia di reclusi”, motivando “le scarse informazioni” avute dal governo “con esigenze di sicurezza”. La presidente Todde spiega poi la sua reazione: “Io sono la presidente di una regione a statuto autonomo, e ho pieno diritto a sapere cosa vogliono fare in Sardegna. Non mi interessa la polemica politica, ma se vogliono trasformare la nostra isola nel carcere d’Italia, spostando qui i Cda di mafia e ‘ndrangheta, è mio dovere oppormi”.
E ancora: “Posso dire che Nordio non è stato affidabile e non ha mantenuto le promesse. Noi abbiamo già il 65 per cento delle colonie penali d’Italia. La decisione del governo avrebbe un impatto disastroso sul piano economico e sociale”. Arrivo poi l’accorato appello a tutta la politica regionale: “Io chiedo a tutti i parlamentari sardi, di ogni schieramento, di aiutarci e di opporsi. Questa è una punizione che la Sardegna non merita”.



















