Avvocata e scrittrice, si occupa di diritto del lavoro, diritti civili e di pari opportunità, ha studiato scrittura creativa e counseling. Da oltre 20 anni, è inserita nel mondo del sociale e del volontariato ricevendo numerose onorificenze.
Nel 2019, si affaccia ufficialmente al mondo della scrittura stimolando la discussione sui mali sociali: il cat calling e la violenza sessuale ne “La festa di Andrea” (in Donne sul baratro, edizioni SCM, 2020), il bullismo ne “La Bulla” (in Bulli a scuola, edizioni SCM, 2021), il ghosting in “Sinuessa” (Youcanprint, 2022), gli invisibili in “Gian Del Rio” (GFE, 2023), la violenza di genere ne “L’abbraccio di Medea” (menzione speciale della giuria premio Caruso, 2023), i bambini e la guerra in “Un bambino piccolissimo” (II premio narrativa Enrico Caruso 2024) e ora il caporalato, con introduzione di Gianluca Ferrara e prefazione di Carmen Di Carluccio, docente di diritto di lavoro Università Luigi Vanvitelli.
Collabora con centri culturali e associazioni ed è presidente del comitato pari opportunità “Foro di Santa Maria Capua Vetere”. Ha curato numerose rubriche per varie testate giornalistiche locali.
Al Festival Raffaella Alois ha presentato il libro:

La morte di Satnam Singh, il bracciante agricolo coinvolto in un terribile incidente sul lavoro, all’interno di un’azienda agricola dell’agro pontino e lasciato morire dissanguato dal suo “padrone”, ha scosso l’opinione pubblica nella primavera del 2024, spingendo lo Stato ad intervenire con nuovi controlli e nuove pene. Cessato il clamore mediatico della prima ora, Satnam è tornato ad essere uno dei tanti invisibili destinati ad aumentare la conta delle vittime degli incidenti sul lavoro.
Questo lavoro nasce dall’esigenza di non dimenticare questa morte, o almeno, di darle un senso. Raffaella Alois si interroga sulle cause, la struttura e le infinite evoluzioni del fenomeno del caporalato, partendo dai braccianti agricoli fino ad arrivare al caporalato digitale, dai rider ai corrieri Amazon, in un’indagine il cui comune denominatore è la cultura globale dello sfruttamento dei lavoratori.
























