Sono brutti da vedere, occupano i piazzali delle imprese, sono ricettacolo di roditori e insetti e, se non adeguatamente smaltiti o riciclati, possono arrecare gravissimi danni all’ambiente.
In più creano anche ingenti danni economici alle attività di ricambio e manutenzione gomme che possono essere sanzionate amministrativamente e penalmente per il superamento dei quantitativi consentiti in deposito temporaneo.
Insomma, delle vere e proprie bombe ecologiche. Pare una battaglia senza fine e senza risultati quella contro il mancato ritiro dei PFU, pneumatici fuori uso nei piazzali di gommisti e rivenditori.
E anche in Sardegna monta la protesta di gommisti e autoriparatori che hanno ormai sature la maggior parte delle aree destinate al momentaneo stoccaggio delle gomme.
“Le imprese di ricambio e manutenzione delle ruote – afferma Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – si ritrovano letteralmente sommerse di materiale da smaltire e, tra l’altro, con il rischio di subire pesanti sanzioni da parte delle Autorità di controllo. E’ una situazione esplosiva che si protrae ormai da parecchi mesi, se non da anni, che crea disagi ormai intollerabili e che più volte abbiamo segnalato – continua Meloni – benché le imprese paghino regolarmente la quota relativa al contributo necessario allo smaltimento sugli acquisti degli pneumatici nuovi, le gomme usate vengono ritirate con una frequenza non sufficiente a smaltire tutto ciò che le imprese accumulano e che vorrebbero venisse portato via con puntualità. Lo pneumatico fuori uso è un rifiuto speciale e come tale richiede un trattamento adeguato”.
Per questo, Confartigianato ha scritto al ministero dell’Ambiente per segnalare la situazione in cui versano le imprese di autoriparazione alle prese con la raccolta degli pneumatici fuori uso. Nella missiva si sottolinea come permanga “una situazione generalizzata di inefficienza/discontinuità del servizio, relativamente ai tempi di attesa e quantitativi ritirati, che non risponde ai fabbisogni degli autoriparatori-gommisti costretti ormai ad operare in una continua condizione di emergenza, con il rischio sempre incombente di incorrere nel blocco del ritiro PFU. La problematica della giacenza di PFU ricade sugli autoriparatori non solo sul piano operativo, ma anche economico esponendoli al rischio di incorrere in pesanti sanzioni amministrative, oltre a creare gravi conseguenze per l’ambiente e per la salute della collettività”.
“Poi c’è anche il problema degli pneumatici fuori uso rivenduti on line illegalmente o smaltiti senza pagare il contributo è un fenomeno che, a livello nazionale, vale 100 milioni all’anno e centinaia di migliaia di siti inquinati – spiega l’organizzazione – Secondo il rapporto I Flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia, si stima, infatti, che siano tra 30 e 40mila le tonnellate di pneumatici che ogni anno vengono immessi illegalmente nel mercato nazionale: con un mancato versamento del contributo ambientale per raccolta e riciclo di circa 50 milioni di euro, un’evasione dell’Iva stimabile in circa 80 milioni e un’esposizione al rischio di abbandono nell’ambiente di gomme fuori uso derivanti da attività illegali, che non esistono e sono dunque fuori dalle regole del sistema nazionale”.























