Cosa c’è a Chiulo, in Angola? La casa dell’attesa, luogo in cui le donne vanno a vivere durante l’ultimo mese di gravidanza per proteggere sé stesse e il nascituro. Poi c’è un ospedale rurale, dove l’organizzazione Medici con l’Africa Cuamm, di cui fanno parte medici italiani, cura gli abitanti del posto. E ci sono i ricordi, le storie di uomini e donne, la poesia, la bellezza della natura, una speranza di futuro. Fabio Geda, divenuto famoso a livello internazionale con il best seller “Nel mare ci sono i coccodrilli” (Baldini&Castoldi), trascrive la sua testimonianza nel reportage narrativo “La casa dell’attesa”, edito da Laterza, che porterà in Sardegna la prossima settimana. Giovedì 13 novembre l’autore sarà alla Fondazione di Sardegna di Cagliari, dove presenterà l’opera con Miranda Corda, volontaria di Emergency, a partire dalle 18.
L’incontro è organizzato da Lìberos nell’ambito del festival Éntula con il sostegno del Comune di Cagliari e in collaborazione con Medici con l’Africa Cuamm (che il prossimo 22 novembre festeggia i 75 anni di vita) e la libreria Miele Amaro di Cagliari.
L’autore. Fabio Geda si è occupato per anni di disagio giovanile, esperienza che ha spesso riversato nei suoi libri. Ha scritto su «Linus» e su «La Stampa» circa i temi del crescere e dell’educare. Collabora stabilmente con la Scuola Holden, il Circolo dei Lettori di Torino e la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura. Esordisce nel 2007 con “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” (Einaudi), cui seguono “L’esatta sequenza dei gesti” (Instar, 2008 e Einaudi, 2021), “Nel mare ci sono i coccodrilli” (Baldini&Castoldi, 2010) che ha avuto uno straordinario successo sia in Italia che all’estero, “L’estate alla fine del secolo” (Dalai, 2011), “Se la vita che salvi è la tua” (Einaudi, 2014), “Anime scalze” (Einaudi, 2017), “Una domenica” (Einaudi, 2019), “Fai qualcosa!” (Mondadori, 2021) e “Storia di un figlio. Andata e ritorno” (Baldini+Castoldi, 2020). Nel 2015 esce il primo volume della serie per ragazzi “Berlin” (Mondadori) scritta con Marco Magnone, con cui scrive anche la serie “I segreti di Acquamorta” (Mondadori).
Il libro. Al centro di questo libro c’è una immagine: la casa dell’attesa, quella accanto all’ospedale rurale di Chiulo. Siamo in Angola, sugli altopiani al confine con la Namibia, luogo in cui le donne della provincia vanno a vivere in comunità prima del parto per proteggere sé stesse e i loro figli dagli imprevisti dell’ultimo mese di gravidanza. Fabio Geda racconta il lavoro di un gruppo di medici italiani e le storie di donne e uomini angolani il cui destino è stato trasformato dall’incontro con quei medici e con l’organizzazione cui appartengono, Medici con l’Africa Cuamm. Ma non c’è solo la casa dell’attesa: ci sono le strade di Luanda, la capitale, abitata da oltre dieci milioni di persone, strade piene di giovani che attendono di vendere qualsiasi cosa. C’è la bellezza di un ambiente naturale mozzafiato, abitato da popolazioni che lottano con la siccità e la malnutrizione. C’è il ricordo dei ventisette anni di guerra civile. Ci sono figure straordinarie, a partire da quella di Agostinho Neto, medico, poeta e padre della patria. Alla fine della lettura, ecco che l’immagine dell’attesa diventa universale. Perché questo nostro pianeta assomiglia a una gigantesca casa dell’attesa – in portoghese: casa de espera – dove a dare alla luce il futuro, o anche solo la giornata, fatichiamo tutti. Ma tutti continuiamo a sperare.























